Cani da valanga e da soccorso: come vengono addestrati

Cani da valanga e da soccorso: come vengono addestrati

Quando la neve travolge tutto, un naso allenato può fare la differenza tra la vita e la morte. Ecco come vengono selezionati e addestrati i cani da valanga e da soccorso, quali razze sono più adatte e cosa li rende così straordinariamente efficaci.

Il soccorso alpino moderno deve molto al fiuto dei cani. Dopo una valanga, ogni minuto conta: una squadra cane-conduttore ben addestrata può setacciare in pochi minuti un'area che richiederebbe ore di lavoro con i soli sondaggi manuali. Ma dietro questi «eroi a quattro zampe» c'è un percorso lungo, fatto di gioco, disciplina e dedizione.

In questa guida vediamo come funziona davvero il soccorso cinofilo: dalla scelta della razza al metodo di addestramento, fino al mondo del volontariato che, in Svizzera, tiene in piedi questo sistema. È l'evoluzione moderna di una tradizione che affonda le radici nel mito del San Bernardo, all'interno della grande famiglia dei cani da montagna e da lavoro.

1. Dagli eroi dell'Ospizio ai soccorritori di oggi

Per secoli, l'immagine del cane da soccorso alpino è coincisa con quella del San Bernardo dell'Ospizio del Gran San Bernardo. Oggi, però, sui campi di valanga il maestoso molosso ha in gran parte ceduto il passo a razze più leggere e agili. Il motivo è pratico: un cane da soccorso moderno deve essere veloce, resistente, facile da trasportare in elicottero e capace di muoversi a lungo su terreni difficili. Doti che un gigante da 70 chili, per quanto eroico, non possiede. Lo spirito, però, è rimasto lo stesso: salvare vite umane grazie al naso e al legame con l'uomo.

2. Perché sono insostituibili

La forza del cane da valanga sta nel suo olfatto straordinario: l'odore umano risale attraverso la coltre nevosa, e un cane addestrato riesce a percepirlo anche quando la vittima si trova diversi metri sotto la neve (i migliori arrivano a fiutare persone sepolte fino a circa quattro metri di profondità). Ma il vero vantaggio è la velocità.

Nonostante i progressi tecnologici offerti da strumenti come l'ARTVA (apparecchio di ricerca in valanga) e il sistema RECCO, questi funzionano solo se il disperso indossa il dispositivo o un riflettore. Il cane, invece, cerca chiunque. Per questo, in molte situazioni, rappresenta l'unica — e spesso la migliore — possibilità di individuare rapidamente i sepolti. In una corsa contro il tempo in cui le probabilità di sopravvivenza calano di minuto in minuto, questa rapidità vale letteralmente delle vite.

3. Le razze più adatte

Non esiste «la» razza del soccorso, ma alcune sono particolarmente apprezzate per le loro doti caratteriali e fisiche. Tra le più impiegate:

  • Pastore tedesco e pastore belga Malinois: intelligenti, instancabili e molto motivati al lavoro;
  • Border collie: agile, rapido e dotato di una concentrazione fuori dal comune;
  • Labrador e Golden Retriever: equilibrati, socievoli e con un grande «motore» olfattivo;
  • Pastore bianco svizzero, spesso protagonista degli addestramenti elvetici;
  • per il mantrailing (ricerca di una persona specifica su traccia), il Bloodhound è insuperabile.

Più della razza, contano le qualità individuali: nervi saldi, forte motivazione al gioco, socievolezza, assenza di paure e una grande voglia di collaborare con il conduttore. Un buon cane da soccorso è prima di tutto un cane equilibrato.

4. La ricerca è un gioco

Ecco il cuore del metodo, e forse l'aspetto più sorprendente: per il cane, cercare le vittime è un gioco. L'addestramento si basa interamente sul rinforzo positivo. Quando il cane individua la persona nascosta e inizia a scavare, viene ricompensato con il gioco preferito o con un bocconcino (in Svizzera, spesso, un pezzo di cervelat). Così impara ad associare la ricerca a un'esperienza entusiasmante, e si butta nel lavoro con gioia ed energia.

Sul campo, il conduttore dà il comando — un semplice «Cerca!» —, sgancia il guinzaglio e il cane si mette all'opera, perlustrando l'area con il naso. Quando è convinto di aver localizzato qualcuno, comincia a scavare con foga in quel punto preciso, segnalando ai soccorritori dove concentrare gli sforzi. Tutto nasce da un rapporto di fiducia: il cane e il suo conduttore formano una vera e propria coppia di soccorritori, la cui efficienza dipende da un allenamento costante.

5. Come si addestra: il percorso

Diventare un cane da soccorso operativo richiede anni di lavoro. Il percorso, a grandi linee, è questo:

  • si comincia già da cuccioli (intorno alle 10 settimane), trasformando in gioco i comportamenti naturali del cane;
  • seguono circa uno-due anni di formazione intensiva insieme al conduttore, con scenari progressivamente più complessi e realistici;
  • il cane viene abituato anche a situazioni innaturali ma indispensabili, come il trasporto in elicottero e il calarsi e il recupero con il verricello insieme al conduttore;
  • dopo il superamento degli esami di idoneità, inizia il servizio operativo, che può durare dai cinque ai dieci anni.

Non si addestra solo il cane: anche il conduttore deve formarsi a fondo. Essendo spesso tra i primi soccorritori a giungere sul posto, deve saper valutare rapidamente la situazione, i rischi (a partire dal pericolo di valanghe secondarie) e le modalità d'intervento. L'addestramento, infine, va sempre condotto rispettando la natura e i tempi del cane: errori in questa fase possono compromettere l'efficacia di tutta una vita di servizio.

6. Non solo valanghe

I cani da soccorso non operano soltanto sulla neve. A seconda della specializzazione, possono essere addestrati per diversi ambiti:

  • ricerca in valanga, sotto la neve;
  • ricerca in superficie, per persone disperse in aree estese (boschi, montagna);
  • ricerca su macerie, dopo crolli, esplosioni o terremoti;
  • ricerca in acqua;
  • mantrailing, ovvero il rintraccio di una persona specifica seguendone l'odore individuale.

Ogni disciplina richiede un addestramento dedicato e una certificazione specifica: un cane da valanga e un cane da macerie, pur condividendo le stesse straordinarie capacità olfattive, lavorano in modo diverso.

7. Il soccorso cinofilo in Svizzera

La Svizzera ha una lunga e solida tradizione in questo campo. Il soccorso in valanga è coordinato dal Soccorso Alpino Svizzero, in collaborazione con il Club Alpino Svizzero (CAS) e la Rega, che organizzano regolarmente corsi di formazione per le unità cinofile. Per la ricerca di superficie e su macerie opera invece REDOG, la società svizzera per cani da ricerca e salvataggio, nata nel 1966 dall'iniziativa di un gruppo di conduttori che, vivendo in pianura, decise di addestrare i propri cani alla localizzazione di persone sotto le macerie.

In Svizzera, per un'emergenza in montagna il numero di riferimento è quello della Rega (1414); il numero unico europeo è il 112. La centrale valuta la situazione e allerta il soccorso alpino e, se necessario, le squadre cinofile. Maggiori informazioni sul volontariato si trovano sul sito di REDOG.

8. Una vera vocazione

Dietro ogni squadra cane-conduttore c'è quasi sempre un volontario che dedica una parte enorme del proprio tempo libero all'addestramento e alle esercitazioni, pronto a partire a ogni chiamata. Non è un hobby qualsiasi: è una scelta di vita, che richiede passione, costanza, ottima preparazione fisica e un legame profondissimo con il proprio cane.

Se sogni di avvicinare il tuo cane a queste attività, sappi che tutto parte dalle basi: obbedienza, socializzazione e un rapporto solido. Un buon educatore cinofilo può aiutarti a capire se il tuo cane ha le caratteristiche giuste e a costruire, passo dopo passo, le fondamenta. Per i cani da lavoro e da pastore, dai un'occhiata anche alla nostra guida sui cani da pastore e da alpeggio.

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